Dalla convenienza alla convivenza

Questa terra è come una delle tante sue bambine bellissime nei vicoli dei suoi paesi, bellissime spesso sotto le croste, i capelli scarmigliati, nei cenci
sbrindellati: e già si intravede come,crescendo lei bene, tra anni quel volto
potrebbe essere intelligente,nobilmente vivo; ma pure si intravede come in altre
condizioni quel volto potrebbe rinchiudersi patito e quasi incattivito
Danilo Dolci
Considerare il successo in termini di processo e non di episodio, significa ragionare più che sui risultati sulle condizioni che li permettono (e possono continuare a permetterli) e quindi spostare il focus da cosa si fa e cosa a come si fa. Il punto chiave è l’apprendimento, ossia imparare ad imparare comportamenti per e di valore. Se consideriamo che il mondo si è fatto più piccolo, per l’effetto della globalizzazione, i territori percorribili da ognuno, sono diventati molto più grandi. Questo amplifica la complessità e aumenta l’incertezza (oggettiva) che solo l’aumento di sicurezza (soggettiva) può consentirne la gestione. La sicurezza soggettiva è correlata alla consapevolezza di poter agire con successo nei confronti del mondo e questa dipende dall’aumento delle competenze quindi dell’apprendimento.
La complessità, per essere governata, richiede l’acquisizione ed elaborazione di nuovi paradigmi connessi con la dimensione del valore economico delle diversità e dell’inclusione interculturale. La diversità è fisiologicamente conflittuale, quindi il tema è che l’inserimento di diversità può determinare conflitto contro e danni oppure conflitto per e vantaggi non attraverso semplificazioni emotive o pseudo valoriali. Bisogna cambiare paradigma spostando il focus dalla convenienza alla convivenza capendo che la vera convenienza, duratura, non può che essere quella che passa attraverso le convivenze. L’inclusione non è banalmente il contrario dell’inclusione ma è aver parte, non solo far parte.
E questo complica tutto ovviamente. L’inclusione di valore è una pratica culturale estesa tesa a costruire contesti in cui le differenze sono ricercate, accolte e valorizzate attraverso combinazioni di comportamenti coerenti con intenzioni e modalità integrative che includano la responsabilità. Il valore dell’inclusione della diversità passa in sostanza da una logica di scarsità a una di abbondanza, ma un’abbondanza di valore. Facile a dirsi ma difficile a farsi perché questo non è automatico e non basta capirlo: aumenta la pluralità delle opportunità ma anche dei problemi di confronto con l’ambiente esterno e di dissenso consenso. Quindi, e questo richiede alto livello di pensiero e potere positivo diffuso. Il processo fondamentale non è quello di scoprire ma di inventare costruendo sintesi comuni di valore vantaggiose e accettabili per esigenze di obiettivi, valori e identità di diversi interlocutori e quindi di valore aggiunto per il sistema complessivo. Il nuovo paradigma non è semplicemente una somma di posizioni collaborative, non è la scelta di uno stile partecipativo democratico ma, ripeto, implica il passaggio dall’idea dominante del profitto a quella del patrimonio.
Il profitto dipende da cosa si fa mentre il patrimonio è determinato da come si fa. Se comunico qualcosa, sto facendo ma il come lo faccio determinerà il valore e quindi la continuità. Vale per tutto: oggi sfruttiamo la risorsa, il mondo stesso è sfruttato invece le risorse vanno coltivate, così possono durare e crescere. Dipende da come si fa quello che si fa. La prevalenza di quello che si fa non è fatto bene: non possiamo sopravvivere se siamo soffocati dall’iniquità e dalla burocrazia; non possiamo sopravvivere se prevalgono l’ingiustizia e la criminalità; non possiamo governare il mondo se il potere è prevalentemente orientato alla suddivisione anziché alla condivisione. L’innovazione è fondamentale ma non può avvenire in assenza di motivazioni profonde e da competenze nuove.
Il nuovo paradigma (perché e come si fa) dovrebbe passare dall’esclusione all’inclusione sviluppando convivenze, presupponendo che l’agire economico e l’agire sociale siano coessenziali per definire il comportamento di un paese o di un’impresa. Non è sufficiente il richiamo a comportamenti sociali giusti senza intrecciarlo con competenze, interessi e quindi benefici. Questo vuol dire che occorre imprimere comportamenti responsabili nelle azioni economiche. Siamo veramente lontani da questo, ma questa è l’unica strada per la speranza